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Infarto miocardico: sintomi, cause e cosa fare in emergenza

L’infarto miocardico rappresenta una delle principali emergenze cardiovascolari, responsabile di migliaia di decessi ogni anno. Si verifica quando l’apporto di sangue a una parte del muscolo cardiaco (miocardio) viene interrotto, causando la morte delle cellule cardiache per mancanza di ossigeno. Riconoscere tempestivamente i segnali e intervenire rapidamente può fare la differenza tra la vita e la morte.

Questa guida ti aiuterà a identificare i sintomi dell’infarto, comprendere le cause e i fattori di rischio, sapere come agire in caso di emergenza e conoscere le strategie di prevenzione secondaria per chi ha già subito un evento cardiaco.

Quali sono i sintomi di un infarto miocardico?

I sintomi dell’infarto miocardico possono variare da persona a persona, ma alcuni segnali sono caratteristici e richiedono attenzione immediata. Il sintomo più comune è un dolore toracico intenso, spesso descritto come una sensazione di oppressione, peso o costrizione al petto. Questo dolore può irradiarsi verso il braccio sinistro, la spalla, il collo, la mandibola o la schiena.

Tipo di sintomoManifestazioni
Sintomi tipiciDolore toracico intenso (oppressione, peso, costrizione al centro del petto o zona retrosternale), irradiazione a braccio sinistro, spalla, collo, mandibola o schiena, difficoltà respiratoria, sudorazione fredda, nausea, vomito, senso di ansia o morte imminente, vertigini, debolezza improvvisa
Sintomi atipici (donne, anziani, diabetici)Affaticamento estremo, dolore addominale, difficoltà digestive, malessere generale diffuso

Dove fa male il petto in caso di infarto?

Il dolore toracico da infarto si localizza tipicamente al centro del petto o nella zona retrosternale, cioè dietro lo sterno. La sensazione non è sempre un dolore acuto, ma più frequentemente viene percepita come una pressione intensa, un peso schiacciante o una morsa che stringe il torace.

La caratteristica distintiva è che questo dolore non migliora con il riposo e può durare più di pochi minuti. A differenza di altri dolori toracici benigni, quello dell’infarto tende a essere persistente e progressivamente più intenso. Può essere accompagnato dalla sensazione che il dolore si propaghi (irradia) verso altre aree: braccio sinistro, entrambe le braccia, spalle, collo, mandibola o zona epigastrica (parte alta dell’addome).

Quali sono le cause dell’infarto del miocardio?

L’infarto miocardico si verifica quando una o più arterie coronarie, che forniscono sangue ossigenato al cuore, vengono ostruite. Nella maggior parte dei casi, l’ostruzione è causata dalla rottura di una placca aterosclerotica.

L’aterosclerosi è un processo degenerativo in cui depositi di grasso, colesterolo, calcio e altre sostanze si accumulano sulla parete interna delle arterie, formando placche. Quando una di queste placche si rompe, si attiva un meccanismo di coagulazione che porta alla formazione di un trombo (coagulo di sangue). Questo trombo può bloccare completamente o parzialmente il flusso sanguigno, causando ischemia (mancanza di ossigeno) e successiva necrosi del tessuto cardiaco.

Altre cause meno comuni includono:

  • spasmo coronarico severo
  • dissezione spontanea dell’arteria coronarica
  • embolia coronarica
  • traumi toracici

Fattori di rischio dell’infarto miocardico

Alcuni fattori aumentano significativamente la probabilità di sviluppare un infarto. I fattori di rischio non modificabili includono l’età avanzata, il sesso maschile (gli uomini sono più colpiti in età più giovane) e la familiarità per malattie cardiovascolari precoci.

CategoriaFattori di rischio
Non modificabiliEtà avanzata, sesso maschile, familiarità per malattie cardiovascolari precoci
ModificabiliIpertensione arteriosa, colesterolo LDL elevato e HDL basso, diabete mellito, fumo di sigaretta, obesità e sovrappeso, sedentarietà, stress cronico, alimentazione ricca di grassi saturi e povera di frutta e verdura, consumo eccessivo di alcol

La presenza di più fattori di rischio contemporaneamente aumenta esponenzialmente la probabilità di subire un infarto. Per questo motivo, la gestione integrata di questi fattori rappresenta la strategia più efficace di prevenzione primaria.

Quanto può durare un infarto?

La durata di un infarto varia considerevolmente. Il dolore toracico tipico dell’infarto può durare da 15-20 minuti fino a diverse ore. A differenza dell’angina pectoris, che si risolve con il riposo in pochi minuti, il dolore dell’infarto è persistente e non viene alleviato né dal riposo né dall’assunzione di nitroglicerina sublinguale.

Il processo di necrosi del tessuto cardiaco inizia circa 15-30 minuti dopo l’interruzione del flusso sanguigno e si completa nell’arco di 6-12 ore se non si interviene con una terapia di riperfusione. Più tempo passa dall’inizio dell’infarto senza trattamento, maggiore sarà l’estensione del danno miocardico.

Questo spiega perché la tempestività dell’intervento è cruciale: ogni minuto conta per salvare tessuto cardiaco vitale e ridurre le complicanze a lungo termine.

Cosa fare in emergenza: riconoscere e agire in tempo

Di fronte a un sospetto infarto, ogni secondo è prezioso. La prima azione da compiere è chiamare immediatamente il 118 descrivendo i sintomi all’operatore. Non bisogna mai guidare autonomamente verso l’ospedale: l’ambulanza è attrezzata per fornire assistenza cardiologica d’emergenza durante il trasporto.

Nell’attesa dei soccorsi:

  • far sedere o sdraiare la persona in posizione comoda
  • allentare indumenti stretti
  • se la persona è cosciente e non allergica, somministrare un’aspirina (300 mg) da masticare
  • non somministrare cibo o bevande
  • se disponibile, tenere a portata di mano l’elenco dei farmaci assunti
  • se la persona perde coscienza e smette di respirare, iniziare immediatamente la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e, se disponibile, utilizzare un defibrillatore automatico (DAE)

Non sottovalutare mai i sintomi sperando che passino da soli: nel dubbio, è sempre meglio chiamare il 118. Una diagnosi tempestiva permette di eseguire trattamenti salvavita come l’angioplastica coronarica primaria o la trombolisi, che possono ripristinare il flusso sanguigno e limitare il danno al cuore.

Prevenzione secondaria dopo un infarto

Chi ha già subito un infarto ha un rischio elevato di recidive. La prevenzione secondaria mira a ridurre questo rischio attraverso modifiche dello stile di vita e terapie farmacologiche mirate.

Il piano terapeutico post-infarto include generalmente:

Terapia farmacologicaFunzione
Antiaggreganti (aspirina e altri)Prevenire la formazione di coaguli
StatineRidurre il colesterolo e stabilizzare le placche aterosclerotiche
Beta-bloccantiRidurre il lavoro del cuore e prevenire aritmie
ACE-inibitori o sartaniProteggere il cuore e controllare la pressione arteriosa

Le modifiche dello stile di vita sono altrettanto fondamentali:

  • smettere completamente di fumare attraverso programmi strutturati come il centro antifumo
  • seguire una dieta mediterranea, povera di grassi saturi e ricca di frutta, verdura, cereali integrali e pesce
  • praticare attività fisica regolare, secondo le indicazioni del cardiologo
  • mantenere un peso corporeo salutare e prevenire l’obesità
  • controllare pressione arteriosa, glicemia e colesterolo
  • gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento o supporto psicologico

I programmi di riabilitazione cardiologica rappresentano un’opportunità preziosa per recuperare gradualmente la funzionalità cardiaca, apprendere abitudini salutari e ricevere supporto medico e psicologico nel percorso di guarigione. Aderire scrupolosamente alle terapie prescritte e ai controlli periodici è essenziale per ridurre il rischio di nuovi eventi cardiovascolari e migliorare la qualità di vita a lungo termine.